Candlestick Hammer e Hanging Man – Cosa Sono

Tra le formazioni candlestick maggiormente affidabili vi sono sicuramente la Hammer e la Hanging man, due particolari formazioni di facile individuazione, che portano il trader a stabilire se il prezzo o meglio se la tendenza di mercato stia per subire una inversione.
La presenza di una Hammer o di una Hanging man balza subito agli occhi dell’investitore in quanto entrambe le candele hanno un real body molto piccolo ed una Shadow inferiore lunga almeno il doppio del real body. Le candlestick, seppure uguali nella forma, differiscono in base a dove compaiono: la Hammer compare nelle tendenze ribassiste, mentre la Hanging man compare nelle tendenze rialziste.

HAMMER

In nome della candela deriva dal martello, ed in effetti tale forma ricorda proprio quella di un martello. La formazione è tra le più semplici da individuare, questa si presenta nelle tendenze ribassiste in prossimità di un’area di resistenza e sta ad indicare una possibile inversione.

ANATOMIA DELLA CANDLESTICK HAMMER

L’hammer si presenta con un real body molto piccolo ed una Shadow inferiore molto lunga, la Shadow deve essere almeno il doppio del real body, questo é un requisito essenziale perché si possa parlare di Hammer. La Shadow superiore nella formazione canonica non dovrebbe comparire, ma capita che sia spesso presente una Shadow superiore molto piccola ed insignificante.

HANGING MAN

Praticamente uguale alla formazione Hammer, la Hanging man, letteralmente “uomo impiccato” é una formazione molto particolare che, a differenza della sua gemella Hammer, si presenta in tendenze rialziste ed in prossimità di resistenze importanti. Se si presenta in prossimità di resistenze decreta la debolezza della tendenza rialzista e rappresenta quindi un chiaro segnale ribassista.

ANATOMIA CANDLESTICK HANGING MAN

La formazione candlestick Hanging man ha come caratteristica quella di un real body molto piccolo ed una Shadow inferiore molto pronunciata che, proprio come l’hammer, deve essere lunga almeno il doppio del real body. Anche in questo caso l’ombra superiore non deve necessariamente essere assente, la cosa che conta è che questa sia molto piccola: più piccola del real body.

Come Investire i Risparmi

Non è certo agevole il compito del risparmiatore di fronte alla notevole complessità dei mercati finanziari: è da questa insicurezza che nasce la necessità di rivolgersi a professionisti della finanza, persone in grado di massimizzare i risparmi, ovvero il loro rendimento.

Banche e risparmio gestito. La banca è senza dubbio l’attrice fondamentale nell’allocazione dei risparmi delle famiglie. Nonostante un malessere abbastanza diffuso tra gli italiani nei confronti degli istituti creditizi in generale (lamentele riguardanti in particolare i costi dei servizi e delle commissioni), il rapporto tra risparmiatore e istituto si configura come una struttura portante delle strategie di risparmio. In particolare, il risparmiatore può assumere tre diversi atteggiamenti nell’approccio con la banca: 1) di rifiuto, ovvero si agisce in totale autonomia e viene rifiutata ogni proposta da parte dell’intermediario; 2) di delega parziale, si sceglie direttamente la composizione del portafoglio, ma viene delegata all’intermediario la gestione; 3) di delega totale, ci si affida totalmente all’intermediario per la composizione del portafoglio e per la scelta dei titoli.

Il risparmiatore fai-da-te. Per chi vuole operare autonomamente e individualmente, il modo più immediato per investire in borsa è quello del trading online, che permette, da casa o dall’ufficio, con costi contenuti, di collegarsi tramite un computer al sito della banca di cui si è scelto il servizio. Per chi però non vuole arrendersi alla tecnologia, ma al contempo vuole fare di testa propria, bisogna accettare l’intermediazione del proprio istituto di credito.

Acquistare azioni in banca. La compravendita di titoli in banca è un’operazione molto semplice: basta infatti recarsi a uno sportello e rivolgersi al funzionario incaricato. Si compila un modulo e l’ordine può essere eseguito dalla banca stessa, oppure viene inviato a una Sim, che di solito è un’emanazione della banca; l’ordine viene quindi immesso nel sistema secondo le modalità impartite dal cliente e, a questo punto, la banca invia al cliente il fissato bollato che comprova l’attestazione dell’ordine.

Acquistare azioni estere. Stesso discorso vale per l’acquisto di azioni estere: l’unica differenza risiede nel fatto che le commissioni sono generalmente più elevate. Se infatti, per fare un esempio, si acquistano azioni alla Borsa di Parigi, la banca deve appoggiarsi a un intermediario francese, con la conseguenza che la commissione raddoppia. Con l’introduzione del trading online, comunque, questi costi sono stati notevolmente abbassati dalle banche, anche se sono variabili da istituto a istituto.

Acquistare obbligazioni estere. Le banche solitamente acquistano bond esteri al momento dell’emissione nel paese d’origine per metterli poi a disposizione della clientela. Quindi, recandosi allo sportello bancario e volendo acquistare determinate obbligazioni, l’operatore andrà a verificare cosa è rimasto nel portafoglio della banca.

I fondi di investimento. Lo strumento finanziario che meglio si addice al risparmiatore che vuol scegliere da sé la composizione del proprio portafoglio, delegandone la gestione a un professionista è il fondo comune di investimento: in questo caso il risparmiatore deve recarsi presso lo sportello bancario, scegliere un tipo di fondo e sottoscriverne la quota desiderata. Chi si occuperà dell’amministrazione della quota del fondo acquistata è la società di gestione del fondo, che decide in piena autonomia cosa comprare, quando comprare, quando passare da un titolo all’altro. Il cliente dovrà limitarsi a verificare l’andamento delle quotazioni e valutare il movimento più opportuno da effettuare per smobilizzare l’investimento.

Le gestioni patrimoniali. Per chi decide di delegare a dei professionisti la gestione totale dei propri risparmi, lo strumento più adatto è sicuramente la gestione patrimoniale. Esistono due categorie di gestioni patrimoniali:

1. GPM. Sono le Gestioni Patrimoniali Mobiliari, in cui si può investire prevalentemente in valori mobiliari: è uno strumento molto adatto a chi dispone di capitali molto consistenti, anche perché maggiore sarà la somma in denaro data in gestione più alta sarà la prospettiva di guadagno

2. GPF. Le Gestioni Patrimoniali in Fondi permettono di investire solo in fondi comuni e si adattano a coloro che dispongono di capitali più modesti. Esse sono nate da un’esigenza ben precisa: tra i numerosissimi fondi proposti, è facile che il risparmiatore possa entrare in confusione. Le GPF rappresentano lo strumento più adatto per districarsi in questa “giungla”, in quanto permettono la possibilità di affidare incombenze come la scelta del fondo o il ribilanciamento del portafoglio fondi a un money manager, un professionista della finanza.

La convenienza delle gestioni patrimoniali. A questo punto ci chiediamo se conviene davvero affidarsi a una gestione patrimoniale. Non è sempre detto che essa assicuri un rendimento maggiore rispetto ad altre forme di investimento, come quella in singoli fondi. Tutto dipende dall’abilità del gestore a cui si affidano i risparmi: ma bisogna far attenzione al fatto che spesso la possibilità di conseguire rendimenti più elevati nasconde un approccio al mercato di tipo più aggressivo e quindi una maggiore componente di rischio.

I costi. Le spese sono variabili: solitamente sono richieste delle spese periodiche di gestione. I costi in media oscillano tra lo 0,5% e il 2% del capitale investito e tendono ad accrescersi quanto maggiore sarà la componente azionaria della gestione. I risparmiatori sono disposti a sostenere costi aggiuntivi in cambio della garanzia della gestione professionale del loro portafoglio: garanzia che comunque non è sempre scontata. Il consiglio è quello di provare a trattare una riduzione della commissione o di rivolgersi ai gestori che offrono GPF “multimarca”, ovvero che investono in fondi di più emittenti, garantendo una diversificazione di prodotti e portafoglio.

Come Scegliere un Conto Corrente

Il conto corrente bancario rende più agevole l’amministrazione dei risparmi e le operazioni di entrata e di uscita del denaro (spese, prelievi). La banca custodisce i tuoi risparmi in totale sicurezza sull’ammontare della cifra e sulle rendite vincolate. Inoltre fornisce al cliente una serie di operazioni di accredito sui pagamenti delle bollette, sugli incassi, sul libretto degli assegni, sullo stipendio, sui bonifici bancari e sulle carte di credito.

Relativamente al bonifico, è importante sapere che il conto è necessario solo per riceverli. Possono infatti essere fatti verso altre persone anche se non si dispone di un conto, portando il denaro in banca. Per dettagli è possibile vedere questa guida sul sito Ilbonificobancario.com.

Prima di aprire un conto, pondera bene la convenienza dei costi di ciascuna prestazione che eventualmente, qualora tu lo decida, ti verrà accreditata sul conto corrente. Quando, poi, avrai scelto la tipologia di conto presenta in banca il tuo documento di identità valido, altrimenti l’operatore non potrà procedere con la stipula del contratto e la conseguente tua sottoscrizione.

Ma quali sono le reali esigenze per aprire un conto? Valuta quante operazioni al mese tu abbia intenzione di effettuare su un eventuale conto, visto cheil variare dei costi cresce esponenzialmente in rapporto al numero dei movimenti. Chiedi alla banca quali cautele adottare a garanzia di sicurezza onde evitare eventuali frodi. Consulta anche il sito internet della tua banca nella pagina dedicata alle condizioni di sicurezza. Questo è importante soprattutto per quanto riguarda i conti on line.

Usa, come strumento di garanzia nei pagamenti, la carta di credito che, oltre tutto, non comporta spese aggiuntive per il cliente. I prelievi di contante allo sportello, invece, possono generare spese aggiuntive. Per evitarle è opportuno che tu preveli denaro dagli sportelli automatici, quelli allocati all’entrata delle banche.

Operazioni Straordinarie nella Gestione Aziendale

Risulta essere abbastanza recente nel tempo il dilagare della moda dei cosiddetti “buy back” anche a Piazza Affari: tale operazione consiste sostanzialmente nell’acquisto da parte di una determinata società quotata di azioni proprie presenti sul mercato. Sono due le principali ragioni per cui le società tendono a ricorrere a questo tipo di operazione particolare: 1)ridurre il costo del capitale; 2)segnalare al mercato che il prezzo del titolo in borsa è sottovalutato. Il buy back è, quindi, anzitutto uno strumento volto a rendere più leggero il peso della remunerazione del capitale attraverso la diminuzione del numero delle azioni in circolazione. L’operazione può essere gestita anche al fine di togliere dal mercato le azioni di risparmio, che per l’azienda rappresentano l’onere maggiore da remunerare. Al di là delle logiche aziendali di risparmio sui costi, la società che prende la decisione di riacquistare azioni proprie compie in effetti un’azione di immagine. Tale società andrà infatti a mostrare in questo modo la sua totale fiducia nelle potenzialità future del titolo e, ritenendolo penalizzato in maniera ingiusta, ritiene di dover intervenire in suo sostegno. La giustificazione che sta dietro questo ragionamento è la seguente: se un’azienda non ritenesse sottovalutati i propri titoli non disperderebbe mai liquidità per riacquistarli, ma impiegherebbe i fondi disponibili per altri investimenti, probabilmente più remunerativi.

La moda dei buy back
Oltre ai due motivi appena accennati, vi sono anche altre considerazioni di ordine pratico che possono indurre le società quotate a ricorrere al buy back. Ritirando azioni dal mercato e trasferendole nei forzieri della società, infatti, si allontanano le possibilità di scalate ostili. Nel frattempo si vanno a immagazzinare azioni che possono essere cedute in futuro come strumenti di scambio, in occasione di eventuali fusioni con altre società. Sono ancora due le possibilità: o le azioni vengono cedute a soci di minoranza che intendono uscire dalla compagine azionaria, o sono utilizzate per le operazioni di stock option, ovvero di remunerazione dei dipendenti attraverso l’assegnazione di quantitativi di azioni. Operazioni di buy back possono inoltre essere usate dalla società per riacquistare l’intero pacchetto di controllo di società controllate in un’ottica di successiva cancellazione dal listino e cessione a terzi di queste ultime. Bisogna poi tenere conto che con l’acquisto di azioni proprie si riduce il capitale sociale in circolazione, cosa questa che, a parità di profitti, fa innalzare l’utile per azione da distribuire ai soci e consente anche di aumentare la redditività dei mezzi propri dell’azienda, il cosiddetto Roe (Return on equity). A favorire il ricorso all’acquisto di azioni proprie è infine la presenza di bassi tassi di interesse.

Operazioni di cessione
Le operazioni di cessione si presentano quando la proprietà di un’azienda o di un ramo di essa viene ceduta a terzi contro un corrispettivo che può essere stabilito in denaro o in quote o in azioni di società. Il prezzo di cessione viene fissato tra le parti in base alla loro forza contrattuale, sulla base di un bilancio straordinario che valuta l’azienda come unico complesso in grado di generare reddito e ne determina in questo modo il valore economico. Il contratto di cessione comporta il subentro dell’acquirente in tutti i contratti in corso di esecuzione relativi all’azienda ceduta.

Operazioni di fusione
Le fusioni avvengono quando due o più società si estinguono, dando origine a una nuova società o quando una società ne incorpora un’altra. In quest’ultimo caso si parla appunto di fusione per incorporazione. I consigli di amministrazione redigono al riguardo un prospetto di fusione che deve essere presentato alle assemblee per l’approvazione.

Operazioni di trasformazione
Le trasformazioni sono quelle operazioni con cui una società modifica il proprio atto costitutivo e cambia quindi forma sociale. In particolare, la legge impone la trasformazione alle società di capitali che, per effetto delle perdite, presentano un capitale al di sotto del minimo legale. Con la trasformazione la società non si estingue: vengono quindi mantenuti i rapporti giuridici preesistenti e la continuità dei valori contabili.

Operazioni di scorporo
Le operazioni di scorporo tendono a manifestarsi quando una società preesistente, la quale continua ad esistere, conferisce la propria azienda, o un ramo di essa, in una nuova società appositamente costituita o in un’altra già esistente, ricevendo in contropartita azioni o quote. Si ricorre solitamente allo scorporo quando, ad esempio, si vogliono separare rami di gestione attiva da quelli in crisi, esternalizzare alcuni servizi o più in generale andare a migliorare l’efficienza dell’azienda, rendendola in tal modo più snella. Molto frequente sono soprattutto gli scorpori dei rami immobiliari con conferimento a nuova società e successiva quotazione in borsa.

Operazioni di liquidazione
Le operazioni di liquidazione avvengono invece quando una determinata azienda cessa la propria attività. Le attività vengono dunque riconvertite in denaro e le passività estinte con pagamento dei creditori. La liquidazione può essere volontaria, quando viene attuata per una decisione dei soci, oppure può essere anche forzata, quando viene imposta dall’autorità giudiziaria secondo i modi che sono stati stabiliti e previsti dalla legge.

Come Investire in Azioni

Le azioni sono la principale merce oggetto di scambio sui mercati azionari. Le aziende, per poter funzionare, hanno bisogno in maniera costante di capitali e hanno due modi per procurarseli: 1)ricorrere al prestito bancario; 2)rivolgersi sul mercato dei capitali attraverso la quotazione in borsa. In questo secondo caso, quando una società decide di quotarsi sul mercato azionario, decide anche di rinunciare a una parte del proprio capitale sociale, inteso come ammontare delle azioni sottoscritte dai soci al momento della fondazione della società. Chi acquista azioni diventa socio della società con tutti i relativi diritti e doveri che ciò comporta.

Le varie categorie di azioni
Le azioni che una società può emettere possono essere sostanzialmente di tre tipi. Vediamoli insieme.

Azioni ordinarie. Sono le azioni più diffuse e l’unico tipo azionario che dà il diritto di partecipare attivamente alla vita della società, con possibilità di intervento sia alle assemblee ordinarie che a quelle straordinarie. Fiscalmente, le azioni ordinarie sono dei titoli nominativi, ovvero titoli intestati all’azionista che viene iscritto nello specifico registro tenuto dalla società: dunque possedere azioni ordinarie non permette di godere dell’anonimato fiscale. Il possesso di questa tipologia di azioni comporta diversi obblighi e diritti, tra cui i più importanti sono: 1)diritto di voto e di intervento in sede assembleare, permettendo al socio di partecipare alla gestione della società e all’approvazione del bilancio; 2)diritto d’opzione, nei casi di assegnazione gratuita di nuove azioni e di aumento a pagamento del capitale; 3)diritto di liquidazione, ovvero il rimborso delle azioni in caso di scioglimento della società; 4)diritto di recesso, cioè il rimborso delle azioni in caso di dissenso del socio sul cambiamento dell’oggetto sociale o trasferimento di sede; 5)diritto di impugnazione delle delibere assembleari; 6)diritto di richiedere la convocazione dell’assemblea; 7)diritto di denuncia in tribunale; 8) diritto di denuncia al collegio sindacale.

Azioni privilegiate. Rispetto alle azioni ordinarie, esse incorporano – come dice lo stesso nome – un privilegio che riguarda la ripartizione degli utili e quella del capitale in caso di scioglimento della società. Chi detiene questo tipo di azioni ha diritto di priorità nella distribuzione dei dividendi, diritto determinato discrezionalmente dalla società. In cambio però di questi privilegi, i possessori di azioni privilegiate non possono partecipare alle assemblee ordinarie.

Azioni di risparmio. La loro introduzione risale al 1974 e possono essere emesse solo da società quotate in borsa: il loro importo non può superare, unitamente alle altre azioni a voto limitato, la metà del capitale sociale. Ai possessori non è permesso di partecipare a nessuna assemblea, ma viene comunque fornita una serie di privilegi (prelazione di rimborso sugli altri tipi di azioni in caso di liquidazione, dividendo superiore al 2% rispetto a quello distribuito alle azioni ordinarie…). Le azioni di risparmio sono titoli al portatore e possono essere trasformate in titoli nominativi solo su richiesta del possessore.

Quali azioni scegliere
A seconda della categoria di appartenenza le azioni offrono rendimenti diversi e inglobano diritti diversi. Se le azioni privilegiate e quelle di risparmio offrono senza dubbio una remunerazione più generosa, quelle ordinarie danno maggiori possibilità di guadagno nel caso diventino oggetto di scalata in borsa, una situazione che al piccolo azionista conviene sempre sfruttare in quanto di solito porta il titolo alle stelle.

Investire in azioni
L’investimento in azioni è considerato uno dei più rischiosi. La regola generale è: “non investire in borsa più di quello che si è disposti a perdere“. Se il titolo scende, infatti, ci può essere una perdita in conto capitale, che rimane però teorica fino a che non si vendono le azioni. A garanzia dell’investitore, l’impresa mette a disposizione la sua patrimonializzazione, ovvero immobili e titoli di Stato detenuti in portafoglio. In relazione all’investimento in borsa possiamo avere tre diversi tipi di risparmiatore: a) il cassettista, che compra titoli che poi tiene nel “cassetto”, b)lo speculatore, c)il dinamico. Generalmente a ognuna di queste tre tipologie di investitori corrispondono esigenze economiche diverse e una differente propensione al rischio, più elevata per lo speculatore e più moderata per il cassettista.

Quanto rendono le azioni
Le azioni sono dei titoli a reddito variabile e il loro rendimento dipende essenzialmente dall’utile netto che le società quotate riescono a produrre e che decidono di distribuire ai loro azionisti. Il valore dell’azione è rappresentato dal suo valore sul mercato: esso è tanto più elevato quanto maggiori sono le prospettive per la società di continuare a fare utili. La remuneratività di una società quotata dipende anche dalla possibilità di conseguire un capital gain, ovvero un guadagno derivante dalla vendita di titoli azionari a un prezzo superiore a quello di acquisto.

Blue chips e Small cap
Anche all’interno di una stessa categoria le azioni non sono tutte uguali: rapportando infatti la capitalizzazione di una società alla capitalizzazione dell’intero listino si ottiene il peso relativo della società stessa. Le società con una capitalizzazione maggiore sono le cosiddette Blue Chips, quelle che possono contare su una più elevata affermazione tra il pubblico. Le 30 società con la capitalizzazione più elevata quotate sul listino milanese formano tra l’altro il Mib30, un indice di borsa appositamente pensato per valutare l’andamento dei titoli più gettonati di Piazza Affari.