Persistenza del Trend – Guida

In un suggestivo articolo Brett N. Steenbarger argomenta perché è diventato così difficile guadagnare in borsa: in poche parole, le tendenze non sono più così marcate e persistenti
Ad una seduta positiva segue una negativa, e viceversa. Questo fenomeno si è accentuato negli ultimi anni, quando la persistenza delle tendenze – positive o negative – è venuto meno nella maggior parte dei casi.

Il metodo utilizzato da Steenberger consiste nel confrontare la performance dell’indice SP500 da una seduta all’altra: se accettiamo che le probabilità che la borsa oggi salga sono pari al 50% (e medesime le probabilità che la borsa scenda), ne consegue che abbiamo il 25% di probabilità (0.50*0.50) che la borsa salga per due giorni consecutivi, il 25% di probabilità che la borsa scenda per due giorni consecutivi, e il 50% di probabilità che mostri un comportamento disomogeneo, salendo un giorno e scendendo l’altro, o viceversa.

Ciò premesso, Steenberger procede a misurare, nell’arco di un anno, quante volte lo SP500 ha mostrato un comportamento omogeneo, salendo e scendendo per due sedute di fila. E il risultato, come anticipato poc’anzi, è stato sconsolante per una certa tipologia di trader, dal momento che nella maggior parte dei casi, nell’arco dell’ultimo anno, non c’è stata persistenza nelle quotazioni dell’indice. Il grafico che accompagna lo studio è abbastanza eloquente nel descrivere il decadimento della tendenzialità da un seduta all’altra negli ultimissimi anni.

A questo punto è venuto spontaneo chiedersi se un simile fenomeno si registra anche per il nostro mercato; in seconda battuta, potrebbe essere utile individuare i mercati finanziari – non solo azionari – dove il fenomeno citato è più spiccato. Buona parte delle strategie dei trader si basano sulla conferma dei prezzi rispetto alla seduta precedente. Si pensi alle tecniche di breakout, o di breakdown, in cui si sfrutta a livello intraday la tendenza esistente per entrare nella stessa direzione una volta superata una temporanea congestione. Se si prova che un determinato mercato non ha persistenza, confidare nel fatto che il rialzo (o il ribasso) di ieri trovi eco oggi, intervenendo sulla rottura di una congestione, appare un tantino azzardato, per non dire fonte di perdite.

Naturalmente questo studio non si sofferma sull’entità delle variazioni percentuali, ma solo sul segno delle stesse: una seduta positiva da +1% potrebbe essere seguita da una seduta che si chiude in calo dello 0.1%: in teoria non vi è stata persistenza, di fatto però il trend del primo giorno non è stato smentito nel secondo. Ma certo la constatazione di questo fenomeno può suggerire il tendenziale abbandono di certe strategie operative, e al contrario l’adozione di altre strategie, basate sull’andare contro (fading) la tendenza del giorno precedente.

Nel prossimo intervento, effettueremo un’analisi comparata sulle principali azioni italiane, nonché su tutti gli indici azionari internazionali, e sui principali strumenti di investimento non azionari (bond, valute, commodities), per individuare quelli che “tendenzialmente” vantano una tendenza più o meno persistente.

Articoli Simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *