Trovare o Creare Lavoro

Trovare lavoro può trasformarsi in creare un lavoro. Vediamo come in 4 passaggi.

Farsi le domande giuste
Che cosa succederebbe se invece di “Che lavoro posso trovare oggi” ci chiedessimo “Che lavoro posso creare oggi”? E se invece di “Come posso fare un sacco di soldi” ci chiedessimo “Come posso fare qualcosa che mi renda felice” o ancora “Come posso fare qualcosa a lungo termine”? Probabilmente si attiverebbero nuove connessioni e idee. Per guidare la vostra ricerca di lavoro, potete cominciare allora con un question storming, farlo per un periodo di tempo vi porterà a prendere in considerazione nuovi percorsi e nuove esigenze.

Un nuovo lavoro per davvero
Tempo fa, un’azienda ha coniato lo slogan job to be done come parte di una metodologia volta a studiare gli effettivi bisogni delle persone e a risolverli creando un lavoro. In questo modo facevano investimenti per costruire nuove attività.
La stessa tecnica la si può usare per la propria ricerca di lavoro; in qualche modo basta spostare l’attenzione da “il lavoro che voglio” a “il lavoro di cui c’è bisogno”. In base ai vostri studi e alle vostre attitudini, soffermatevi a studiare e analizzare i comportamenti delle persone che utilizzano i servizi di vostro interesse e provate a scoprire di quali nuove funzionalità, di quali nuovi prodotti c’è bisogno. Quella è una delle strade da percorrere per crearsi il proprio percorso professionale.

Il network per creare lavoro
Il Web, lo abbiamo visto, permette oggi di crearsi una rete di contatti utili anche nella ricerca di lavoro. Ma il networking di rottura prevede di confrontarsi anche con persone che non sono nel vostro settore; vi restituiranno nuove idee e punti di vista diversi, potrete avere un riscontro su bisogni e osservazioni interessanti. Il tutto si tradurrà in una maggior consapevolezza su come migliorare la vostra idea di partenza.

Fare cose nuove e smettere di fare quello che hai sempre fatto
Un’altra strada da percorrere è la sperimentazione. Provare cose nuove può non portare a un nuovo lavoro nell’immediato, ma può servire a sviluppare nuove competenze, a conoscere nuove persone, a entrare all’interno di nuovi processi.
Un esempio? Se avete puntato un’azienda, o avete già un colloquio programmato, provate ad acquistare un loro prodotto o a utilizzare un loro servizio: vi darà un’idea più precisa dell’azienda stessa e magari un’intuizione su un “lavoro di cui c’è bisogno” da proporre e per il quale proporsi.

Cose da non Scrivere nel Curriculum e nella Lettera di Presentazione

Se state cercando lavoro probabilmente avete visto e rivisto più volte il vostro curriculum e la lettera di presentazione aggiungendo esperienze e competenze, adattandoli e ottimizzandoli alla ricerca del “testo perfetto”.
Ma avete mai pensato che le migliori modifiche possono derivare da ciò che togliete?
Come leggiamo su Resumebear, mediamente curriculum e lettera di presentazione sono pieni di frasi obsolete, sostanzialmente prive di significato e che occupano spazio prezioso. Ogni singola parola dovrebbe mettere in evidenza il vostro talento. Se non lo fa, allora non dovrebbe trovarsi lì. Afferrate una penna rossa, e bandite queste parole dal vostro curriculum per sempre.

L’obiettivo della mia carriera è. In alcune lettere di presentazione appaiono frasi blasonate come questa: “il  mio obiettivo è ottenere una posizione che valorizzi le mie competenze, nonché lavorare in un ambiente stimolante che promuova la crescita”. Questa espressione è inefficace. La lettera deve attirare l’attenzione dei recruiter evidenziando gli obiettivi già raggiunti piuttosto che ciò che si spera di fare nella prossima posizione lavorativa.

Esperto. Si può essere davvero esperti in qualcosa solo dopo che aver svolto e approfondito la stessa attività o competenza tutti i giorni in almeno 10 anni. Eliminate questa parola (o, perlomeno, sostituitela con “specialista”) e siate più dettagliati, concentrandovi su cosa sapete fare e non su “quanto” lo sapete fare.

Eliminate anche “provetto”, “portato per”, “versatile”

Non basta dire a chiare lettere che siete competenti, capaci, preparati: è meglio elencare i progetti già realizzati che ritraggono le vostre buone qualità in concreto piuttosto che affermare semplicemente di averle.

Eliminate anche “persona”, “gente”, “orientato al cliente”

Dinamico. Un discorso non molto diverso vale anche per questo termine abusato. Se è vero che i curriculum hanno lo scopo di evidenziare le vostre migliori caratteristiche, alcuni tratti della vostra personalità è meglio che siano lasciati al giudizio di chi deve valutare la vostra possibile assunzione. Quando si tratta di curriculum e lettere di presentazione, inserite sempre un “contenuto quantificabile”, mostrando risultati tangibili e successi, e attendete che sia il colloquio a dimostrare il vostro dinamismo, entusiasmo o energia.

Eliminate anche “energico”, “entusiasta”

Insomma, nell’attuale mercato del lavoro, con un numero crescente di persone che aspirano a ricoprire le medesime posizioni professionali, ci vuole più di una lista di aggettivi o frasi standardizzate per invogliare un’azienda a convocarvi per un colloquio. Risulta essere possibile partire da modelli, come questo modello di curriculum e i modelli di lettera di presentazione presenti su questo sito, che devono però essere personalizzati. Quindi, date un tocco di personalità alla lettera di presentazione e al curriculum, sforzandovi di trovare parole non inflazionate e generiche e assicurandovi che ognuna di esse stia “lavorando” sodo per il vostro successo.

Soddisfazione dei Dipendenti e Produttività delle Aziende

Se in azienda vi fanno partecipare a una roulette russa con le uova, non preoccupatevi. I vostri datori di lavoro non sono impazziti, ma probabilmente stanno puntando molto sul benessere fisico e psicologico dei propri dipendenti e quindi hanno inserito occasioni di svago nei normali cicli lavorativi.

Risulta essere quello che accade, ad esempio, agli impiegati delle compagnie assicurative del gruppo britannico Admiral, che in organico ha una sorta di “ministro del divertimento” che si aggira negli uffici cercando di coinvolgere i dipendenti proprio in momenti di svago e ironia. Il “fattore F” (felicità) sta diventando nel mondo sempre più importante ai fini della crescita delle performance professionali in azienda. Fattore in base al quale se le persone vivono bene sul posto di lavoro, sono molto più utili. A quanto pare, infatti, i dipendenti “felici” hanno una produttività del 31% superiore a quella media, vendono il 37% in più e sono tre volte più creativi di quelli che si ritengono “infelici”. Succede infatti che i dipendenti “felici” si ritrovino con un 20% di tempo in più per lavorare a piacimento su qualcosa e magari per scovare novità e soluzioni diverse.

C’è persino chi si prende la briga di stilare una classifica delle aziende con i migliori ambienti di lavoro. In particolare, posti di lavoro in cui i dipendenti hanno fiducia delle persone per cui lavorano, sono orgogliosi di ciò che fanno e si divertono con le persone con le quali lavorano. Si tratta di Great Place to Work, un istituto internazionale che da anni crea, studia e accredita gli ambienti di lavoro eccellenti. Nella sua ultima graduatoria, Microsoft (pur avendo perso la leadership a livello mondiale secondo la rilevazione precedente) è risultato il miglior ambiente di lavoro in Europa. Le altre sono, appunto, Admiral e NetApp. In sintesi, sono aziende che puntano alla felicità dei lavoratori, cioè alla flessibilità, all’equilibrio dei tempi tra casa e lavoro e alla meritocrazia. Alcune delle aziende migliori spiccano per i permessi no limits, per la consulenza nell’affrontare problemi personali dei lavoratori, per l’assistenza medica gratuita, per i servizi interni di benessere, market e take-away. Queste aziende non fanno altro che sopperire al welfare statale, sempre più a corto di risorse quasi a ogni latitudine, con un vero e proprio welfare aziendale, che ha indubbiamente un costo, ma che si traduce in un beneficio superiore fino al 70%, in termini di produttività e di performance finanziaria o di azzeramento dell’assenteismo e degli infortuni sul lavoro.

L’aspetto negativo di queste classifiche (almeno per noi) è che non ci sono aziende italiane. Colpa soprattutto della crisi, che le aziende le chiude o le riduce ai minimi termini, ma un po’ anche di un background culturale secondo cui dalle nostre parti molti (non tutti) scelgono di vivere alla giornata e di avere a che fare con i piccoli e più urgenti problemi e ritengono che non sia importante spendere in formazione o investire nelle risorse umane.

Eventi di Settore – Come Avere Successo con un Budget Limitato

Conferenze, eventi di settore e meeting aziendali, grandi o piccoli che siano, sono sempre grandi opportunità per incontrare potenziali clienti e creare delle partnership.

Secondo uno studio pubblicato da Fowards più della metà dei viaggiatori d’affari afferma che una percentuale che oscilla fra il 5% e il 20% dei loro nuovi clienti è il risultato della partecipazione a un evento di settore.
Se avete un budget illimitato e uno staff dedicato esclusivamente a massimizzare la vostra presenza, nessun problema, la rete di relazioni sarà semplice da costruire. Ma se le risorse economiche scarseggiano, seguite i consigli di Mashable per capire come ottenere il massimo risultato senza rischiare la bancarotta.

Intercettare e contattare gli interlocutori.
Una conferenza di settore ben organizzata fornisce sempre in anticipo la lista di partecipanti, relatori e l’agenda dei dibattiti a in cui è possibile incontrare le persone che contano per la nostra attività lavorativa. Procuratevela e contattate i prescelti inviando un breve e-mail personalizzata e spiegando l’esatta ragione per cui volete incontrarli. Proponete un luogo, un orario ed evitate di dilungarvi con le presentazioni aziendali. Se non avete uno spazio d’incontro personale, accoglieteli al banco di registrazione e trovate una zona tranquilla con posti a sedere.

Avere una voce sui Social Media.
Utilizzate Twitter per individuare gli influencer e monitorate la presenza ai dibattiti dei partecipanti con cui volete entrare in relazione.
Servitevi degli hashtag di Twitter e condividete opinioni sui social network, fornendo poi un riepilogo giornaliero dei momenti clou sul vostro blog aziendale e monitorando costantemente la copertura dei media.

Condivisione degli spazi.
Anche un piccolo spazio espositivo può avere dei vantaggi. È possibile condividerlo –  risparmiando sui costi – coi partner più piccoli. In alternativa, chiedete al vostro partner di maggiori dimensioni di fornire alla vostra azienda un punto dedicato nel loro stand. Garantite la vostra presenza nelle ore di maggiore affluenza  e fissate gli appuntamenti nelle ore di inattività. Approfittate degli spazi ridotti per rendere più visibile il vostro logo aziendale.

Creare un’applicazione online.
Le aziende più “digitalizzate” stanno progressivamente sostituendo le costose e ingombranti brochure cartacee per le presentazioni aziendali con delle app, associate a un codice QR, per scaricare le informazioni aziendali. Ma dopo l’iniziale euforia, i partecipanti si stancheranno di scaricare materiale informativo sui propri dispositivi mobili. Create invece un’applicazione che le persone useranno anche dopo la fine dell’evento, e che possa, ad esempio, fornire news di settore o la lista di alberghi e ristoranti in zona. Inoltre, assicuratevi che il codice QR per scaricare la vostra applicazione sia sulla custodia dei vostri computer, nell’abbigliamento dello staff, sui biglietti da visita e nell’immagine dell’account Twitter aziendale.

Come Rendere Soddisfatti i Dipendenti

Molti datori di lavoro diventano “imprenditori nella ricerca della propria felicità”. Essere il capo di sé stessi e avere la possibilità di dimostrare a tutti che la propria idea può funzionare è fonte di grande soddisfazione e di autostima.
Gretchen Rubin, autrice del bestseller “The Happiness Project” intervistata da Openforum, sa molto di ciò che rende felici gli uomini d’affari: ha studiato per più di un anno le strategie per il raggiungimento della felicità sul posto di lavoro e, di riflesso, nella vita privata.
Ma i datori di lavoro comprendono quanto sia importante la felicità di coloro che danno un contributo indispensabile alla realizzazione del loro progetto, ovvero dei propri dipendenti?

Gretchen Rubin afferma che i dipendenti felici sono più produttivi, meno assenteisti e ansiosi e più disposti ad affrontare nuove sfide.
Un lavoratore soddisfatto della propria vita è anche un buon leader, si riprende facilmente dai fallimenti ed è più creativo e ben disposto ad aiutare i colleghi in difficoltà. Insomma, la felicità in azienda porta benefici a tutti. Per incoraggiarla, ecco sette consigli che ogni capo dovrebbe seguire.

Riconoscere quando i dipendenti stanno facendo progressi. Valorizzare i traguardi raggiunti anche con un semplice “bene” o “grazie” è un metodo incoraggiante che nutre l’autostima.

Nutrire il senso di appartenenza. Le persone hanno bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di instaurare rapporti sociali per creare un ambiente di lavoro sereno e produttivo in cui si condividano obiettivi e si alimenti lo spirito di squadra.

Prendersi cura dei dipendenti fornendo loro gli strumenti e le attenzioni necessarie allo svolgimento del loro compito.

Rendere il lavoro divertente. Le aziende in cui le persone scherzano e condividono momenti più “leggeri” e ironici superano più velocemente le conseguenze di eventuali errori e rafforzano reciprocamente il proprio buonumore.

Godersi i momenti di pausa. Alcuni dipendenti si sentono in dovere di essere sempre raggiungibili – “colpa” di computer portatili, tablet e smartphone – anche quando dovrebbero, e potrebbero, concentrarsi sulla propria vita privata. Concedere di godere a pieno del proprio tempo libero, delle pause pranzo e delle ferie, è una condizione funzionale al raggiungimento delle priorità personali.

Incoraggiare la pratica di attività sportive e salutistiche che stimolino l’attenzione, la creatività e l’energia.

Smettere di calcolare tutto e di “tenere il punteggio” ogni volta che viene eseguita un’azione, aspettandosi che per ogni concessione che viene fatta a un dipendente, lui debba ricambiare lavorando di più e con più impegno.