Come Sfruttare la Conoscenza delle Lingue per Trovare un Lavoro

Conoscere una o più lingue è sicuramente un requisito su cui puntare nella ricerca di lavoro, e quindi nella stesura del curriculum e nella gestione della reputazione online.

Dimostrare
Risulta essere molto importante includere le competenze linguistiche nel curriculum, ma ciò che è ancora più importante è la capacità di dimostrarle, che vale più di qualsiasi certificato o attestato scritto. Se la posizione per la quale vi candidate necessita di una lingua straniera, allenatevi sul parlato perché è molto probabile che durante il colloquio sarete messi alla prova su questo fronte.

Mettere in evidenza
Il Web costituisce un’ottima vetrina per mettere in mostra le proprie abilità linguistiche. Se come abbiamo visto i selezionatori oggi si servono della Rete per una prima valutazione dei candidati, potete sfruttare i social network per darne prova. Questo non significa solo includerlo nel vostro profilo LinkedIn, ma anche usare la lingua per conversare su Twitter e su Facebook.
Una grande opportunità è quella poi di avere un blog in lingua, che vi terrà in esercizio e non da ultimo costituirà un biglietto da visita internazionale.

Parlare
I tutorial e il video blogging stanno diventando molto popolari tra gli utenti del Web; se quindi state pensando di creare un blog personale, pensate anche alla possibilità di includere degli interventi video, che daranno una prova tangibile della fluidità con cui parlate una lingua e un riscontro positivo ai recruiter in cerca di candidati.

Network
Per una persona che vuole fare della conoscenza delle lingue un requisito chiave, è preferibile sviluppare anche un network multiculturale. Si può cominciare per esempio con il guest blogging. Siete esperti di qualche materia, vi piace la musica, cucinare, viaggiare? Cercate blog e siti, anche aziendali, aperti al contributo di esterni e scrivete un post in lingua per loro. Aumenterete le vostre conoscenze, le vostre connessioni e la vostra rete di contatti e tutto parlerà di voi, ovviamente in lingua straniera.

Come Cambiare Priorità al Lavoro

Esistono quattro modi per ripensare alle priorità e gestirle con maggiore consapevolezza

Importante ma non urgente
Individuate tra le vostre attività quotidiane ciò che è importante ma non urgente, come prevede il metodo di time management. Iniziate quindi con ciò che è davvero urgente e rimandate il resto oppure imparate e delegare.
Uno dei modi per riuscire a fare questo è costruire dei rituali, in modo che la loro evasione diventi meccanica e veloce possibile. Tanto lo sapete, ogni giorno c’è qualche sorpresa a togliere la monotonia al lavoro!

Pensare oggi al domani
Come attività serale, prima di andare a casa, cercate di trovare dieci minuti per fare un brevissimo bilancio della giornata appena trascorsa e decidere che cosa fare il giorno dopo. Avere un’idea di che cosa vi attende la mattina seguente vi aiuterà a rimanere più concentrati di fronte alle emergenze che inevitabilmente incontrerete.

90 minuti
Al mattino, appena giunti sul posto di lavoro, fate per prima la cosa più importante, dedicandole un massimo di 90 minuti. Chiudete la porta, mettete le cuffie e scegliete la musica giusta, non guardate le email e tenete il telefono spento: più sarete concentrati e più aumentano le possibilità di terminare con successo quell’attività. Al termine, concedetevi una pausa caffè e affrontate la giornata più sereni.

Prendersi delle pause
In tutto questo programmare attività e tempi, non scordatevi di pianificare anche le pause. È una consapevolezza che sta prendendo sempre più piede nelle aziende, la gestione flessibile dell’orario, la necessità di poter staccare – insieme a quella di lavorare in ambienti accoglienti – è un’esigenza dei dipendenti che, se assecondata, non tarda a dare i suoi benefici. Prendetevi una pausa al mattino, una al pomeriggio e tutte le volte che vi è possibile pranzate lontano dalla scrivania. Staccate la testa da ciò che state facendo e approfittate di questi momenti per porvi delle domande sul vostro operato, la vostra soddisfazione e per fare piccoli bilanci quotidiani.

Come Scrivere una Mail di Lavoro Corretta

Stando ai numeri, il tempo che occupiamo per la gestione delle email quando ci troviamo al lavoro è tantissimo, e la situazione peggiora se comprendiamo anche il disturbo e le distrazioni che arrecano all’attività che stiamo svolgendo.

Che cosa fare allora? Ecco 10 modi per gestire, leggere ed evadere la posta elettronica in maniera efficiente

Guardate la casella di posta 2 volte al giorno, una la mattina e una al pomeriggio. Non c’è bisogno di controllarla cento volte al giorno!
Individuate il 20% delle email che ha la priorità, posticipate il resto;
Create una cartella con “Risposte del giorno X”, così potrete prendervi del tempo per pensare bene alla risposta nel caso si tratti di questioni delicate;
Non c’è bisogno di rispondere a ogni email. Talvolta, non rispondere è già una forma di risposta;
Create dei modelli se vi capita di rispondere spesso a email dello stesso tipo;
Leggete solo le email importanti. Organizzatele per cartelle in modo da trovarle subito quando avrete il tempo per farlo;
Organizzate le email per categorie. Usate cartelle, etichette e una struttura gerarchica che possa facilitarvi;
Usate i filtri, che vi dividano automaticamente la posta;
Datevi un tempo massimo di 2 minuti per rispondere;
Siate spietati e cancellate l’iscrizione dalle newsletter che non leggete.

Dopo aver capito che cosa fare per limitare il tempo di gestione delle email e soprattutto per sbarazzarsi di quelle poco importanti, che cosa bisogna fare invece per scrivere bene un’email di lavoro?

Oggetto, è questa la parte più importante di una email, che ne definisce l’argomento e lo scopo. È qui che farete capire che cosa volte e preferibilmente in quanto tempo;
Link, attenzione a non inserirne troppi nel corpo della email, perché i link hanno il potere di spostare il lettore dalla email alla navigazione Internet, facendogli in qualche modo perdere il focus. Per questo, inseriteli quando sono indispensabili alla comprensione del testo, ma in calce all’email;
Allegato, insieme a oggetto e link, sono i pilastri della posta elettronica. Vanno inseriti avendo cura di anticiparli con due righe di spiegazione e spaziati tra di loro o indicati con il grassetto. Per capire come procedere, pensate alla vostra email come a una pagina del Web, che si costruisce cioè attraverso una struttura gerarchica precisa;
Copia e copia nascosta, mettete in copia solo le persone effettivamente interessate all’oggetto della email e per quanto riguarda la copia nascosta… è uno strumento delicato da usare con parsimonia!
Rispondi a tutti, se vi arriva una email in cui ci sono in copia altre persone, non dimenticatevi di procedere con il “rispondi a tutti” perché è segnale che la conversazione va condivisa;
Emoticon, fatta eccezione per le email strettamente formali, è possibile un uso ponderato delle emoticon. Esse infatti fanno le veci della gestualità e del linguaggio non verbale che manca al testo scritto e possono smorzare o inquadrare meglio i toni di ciò che diciamo. Limitiamoci tuttavia alle più conosciute per un massimo di due per email;
Quando non inviarla, se il testo non vi convince, se sentite che qualcosa potrebbe andare storto non rifugiatevi nelle emoticon, e – soprattutto quando la email è rivolta a colleghi o persone che potete vedere facilmente o sentire telefonicamente – vagliate l’ipotesi di parlare a voce. Eviterete spiacevoli fraintendimenti e le persone interessate apprezzeranno il vostro gesto.

Caratteristiche dei Nuovi Laureati

Forse è davvero finita l’era dei giovani italiani “parcheggiati” stancamente all’università, eternamente fuori corso e lontani dalla laurea e da uno sbocco nel mondo del lavoro. La crisi ha rapidamente modificato lo scenario e i nostri studenti appaiono molto più determinati a completare in fretta e nel modo migliore il percorso di studi. Non che le occasioni per un posto di lavoro in Italia si siano all’improvviso moltiplicate, anzi, ma è mutato significativamente l’approccio degli studenti con il cammino universitario.

Almalaurea è un consorzio che rappresenta il 78% dei laureati del nostro Paese e cerca di indirizzarli al lavoro mediando con le istituzioni e le imprese. Nel suo rapporto traccia l’identikit di quello che è attualmente il laureato in Italia: è più giovane, conosce meglio l’inglese ed è disposto a fare un’esperienza professionale lontano da casa, preferibilmente all’estero. Insomma, sembrerebbe un laureato che somiglia molto più di prima ai suoi colleghi europei. Dal 2004 infatti, l’età media del laureato italiano si è abbassata di quasi due anni, da 26,8 a 24,9. Ma sorprende ancora di più il fatto che se nel 2001 gli studenti in regola con il percorso degli esami erano circa il 10%, oggi sono oltre il 40%.

Che sia cambiato proprio il feeling con l’università è dimostrato dal dato della frequenza alle lezioni, considerato che il 68% degli studenti segue oggi almeno i tre quarti degli insegnamenti previsti. Sono decisamente cresciute, inoltre, le esperienze con l’Erasmus, quelle con il tirocinio e lo stage all’estero, persino le trasferte e il trasferimento di residenza per ragioni di lavoro. Anche perché ormai sette laureati su dieci hanno un buon livello di conoscenza dell’inglese. Infine (purtroppo non potrebbe essere altrimenti) i neo laureati sono tutti maggiormente disponibili alla flessibilità lavorativa, al part-time e ai contratti a tempo.

In un quadro generale in cui la disoccupazione continua a crescere e si fa preoccupante anche il numero dei cosiddetti “neet”, cioè dei giovanissimi che non lavorano e non fanno formazione, i numeri di Almalaurea sono confortanti, soprattutto in chiave prospettica, se la ripresa cominciasse davvero e l’emorragia di posti di lavoro dovesse arrestarsi.
I ragazzi italiani oggi sanno che non c’è lavoro per tutti e di conseguenza la concorrenza è molto alta. Quindi, arrivare prima, più preparati e con esperienze extracurriculari, diventa fondamentale. Sanno anche che i bilanci familiari non sono più quelli di un tempo e i soldi investiti per la loro preparazione universitaria non vanno sprecati. E, nonostante il calo delle immatricolazioni negli ultimi dieci anni (-17%), non è andata smarrita la consapevolezza che la laurea sia ancora la garanzia migliore in un mercato del lavoro in grande difficoltà.

Trovare o Creare Lavoro

Trovare lavoro può trasformarsi in creare un lavoro. Vediamo come in 4 passaggi.

Farsi le domande giuste
Che cosa succederebbe se invece di “Che lavoro posso trovare oggi” ci chiedessimo “Che lavoro posso creare oggi”? E se invece di “Come posso fare un sacco di soldi” ci chiedessimo “Come posso fare qualcosa che mi renda felice” o ancora “Come posso fare qualcosa a lungo termine”? Probabilmente si attiverebbero nuove connessioni e idee. Per guidare la vostra ricerca di lavoro, potete cominciare allora con un question storming, farlo per un periodo di tempo vi porterà a prendere in considerazione nuovi percorsi e nuove esigenze.

Un nuovo lavoro per davvero
Tempo fa, un’azienda ha coniato lo slogan job to be done come parte di una metodologia volta a studiare gli effettivi bisogni delle persone e a risolverli creando un lavoro. In questo modo facevano investimenti per costruire nuove attività.
La stessa tecnica la si può usare per la propria ricerca di lavoro; in qualche modo basta spostare l’attenzione da “il lavoro che voglio” a “il lavoro di cui c’è bisogno”. In base ai vostri studi e alle vostre attitudini, soffermatevi a studiare e analizzare i comportamenti delle persone che utilizzano i servizi di vostro interesse e provate a scoprire di quali nuove funzionalità, di quali nuovi prodotti c’è bisogno. Quella è una delle strade da percorrere per crearsi il proprio percorso professionale.

Il network per creare lavoro
Il Web, lo abbiamo visto, permette oggi di crearsi una rete di contatti utili anche nella ricerca di lavoro. Ma il networking di rottura prevede di confrontarsi anche con persone che non sono nel vostro settore; vi restituiranno nuove idee e punti di vista diversi, potrete avere un riscontro su bisogni e osservazioni interessanti. Il tutto si tradurrà in una maggior consapevolezza su come migliorare la vostra idea di partenza.

Fare cose nuove e smettere di fare quello che hai sempre fatto
Un’altra strada da percorrere è la sperimentazione. Provare cose nuove può non portare a un nuovo lavoro nell’immediato, ma può servire a sviluppare nuove competenze, a conoscere nuove persone, a entrare all’interno di nuovi processi.
Un esempio? Se avete puntato un’azienda, o avete già un colloquio programmato, provate ad acquistare un loro prodotto o a utilizzare un loro servizio: vi darà un’idea più precisa dell’azienda stessa e magari un’intuizione su un “lavoro di cui c’è bisogno” da proporre e per il quale proporsi.